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Bianchi di mare

28-08-2017
Bevande

I vigneti coltivati sui pendii che digradano verso il litorale ligure producono vini dalla particolare salinità 

Una striscia di terra tra le montagne e il mare: questa è la Liguria, una piccola regione per estensione, ma che riesce a produrre grandi vini. I vigneti, esposti alla brezza marina, producono vini con una salinità particolare; sono spesso coltivati in terreni ripidi e scoscesi, a volte privi di strade di accesso, pertanto l’unico modo per raggiungerli è a piedi. Per questo la viticoltura è stata a buon ragione definita “eroica” e si pratica in maniera non molto diversa dall'epoca romana o addirittura da epoche precedenti, con risultati importanti per l’economia e il disegno del territorio. 
Ancora oggi la realtà vitivinicola della Liguria, nonostante sia di eccellente qualità, è costituita prevalentemente da piccole cantine e con produzioni piuttosto limitate, svolte lungo tutta la costa e in gran parte delle aree interne. In Liguria si produce prevalentemente vino bianco, mentre la produzione di vino rosso è inferiore e riguarda prevalentemente la parte occidentale della regione. Le uve bianche più caratteristiche sono il Vermentino e il Pigato, spesso utilizzate in purezza. Recentemente si stanno registrando tentativi per la rivalutazione della Bianchetta Genovese, nome con il quale è nota la bianca Albarola. Un’area di sicuro interesse enologico è quella dei Colli di Luni, dove si producono sia vini bianchi, sia rossi. In questa zona – che si estende fino alla parte più settentrionale della provincia di Massa Carrara, in Toscana – l’uva a bacca bianca più diffusa è il Vermentino, utilizzato sia in purezza sia per la produzione del Colli di Luni Bianco, al quale si aggiunge Trebbiano Toscano e altre uve a bacca bianca. 


I vini delle Cinque Terre 

Il paesaggio viticolo delle Cinque Terre è suggestivo: vigneti piantati in ripidi e scoscesi pendii, su terrazzamenti che digradano verso il mare. La vendemmia è resa difficoltosa dalle ridotte possibilità di accesso ai vigneti, che possono essere raggiunti solo da stretti sentieri e quindi solamente a piedi; pertanto le uve, dopo il raccolto, sono caricate sulle spalle e trasportate al punto di raccolta. Questo metodo di vendemmia è via via sostituito dall'introduzione di monorotaie sulle quali scorrono dei carrelli che consentono un trasporto più agevole dell’uva. I vini sono prodotti con le uve Bosco, Albarola e Vermentino, dalle quali si ottengono vini bianchi secchi e lo speciale, oltre che raro, Sciacchetrà. Quelli bianchi secchi sono di medio corpo, caratterizzati da una buona freschezza e una personalissima salinità conferita dalla vicinanza con il mare. Il re delle Cinque Terre è lo Sciacchetrà, un raro ed eccellente vino dolce prodotto con uve appassite. Lo Sciacchetrà – localmente e storicamente detto “rinforzato”, o “refursà” in dialetto – è prodotto con uve sovramature lasciate appassire in locali aerati, così da favorire la perdita di acqua e la concentrazione del succo. L’uva è quindi pigiata e vinificata, e dopo la fermentazione, si ottiene un vino dolce di rara eleganza. Lo Sciacchetrà deve maturare per almeno un anno prima della commercializzazione, tre anni per la versione riserva. Oltre ad essere consumato in meditazione, è un eccellente abbinamento per dessert, in particolare di mandorle e frutta secca, o con formaggi piccanti e stagionati.