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30-05-2017
benessere

I nomi della bontà

Molti prodotti si fregiano del marchio Dop o Igp: vediamo di cosa si tratta e a cosa servono 

Sugli scaffali è sempre più facile trovare prodotti alimentari tipici, cioè legati a un territorio e prodotti artigianalmente, con una cura particolare nella scelta delle materie prime e una forte attenzione nella lavorazione. Ma oltre al nostro gusto e alla nostra capacità di giudizio, chi ci assicura che quel formaggio o quel salume siano fatti a regola d’arte e, soprattutto, chi ci garantisce che provengano da quella zona cui ci rimanda il suo nome? Da queste e da altri tipi simili di esigenze, nascono i marchi che, oltre a certificare la qualità, tutelano il consumatore riguardo alla provenienza del prodotto, a quello che c’è dentro e ai procedimenti adottati per metterlo a nostra disposizione. L’Italia, con quasi 300 tra prodotti Dop, Igp e Stg, è il Paese europeo che dispone del maggior numero di eccellenze agroalimentari con una certificazione riconosciuta dall’Unione europea. Ma cosa significano Dop – Denominazione di origine protetta e Igp – Indicazione geografica protetta? Innanzitutto c’è da ricordare che vengono rilasciati dall’Unione europea su proposta del Ministero delle Politiche agricole e forestali, dopo lo svolgimento di una istruttoria preliminare molto accurata e in presenza dell’impegno di tutti i produttori a sottoporsi al costante controllo di un ente di certificazione. 
La differenza fra prodotti Dop e prodotti Igp sta nel fatto che per i primi tutto ciò che riguarda l’elaborazione e la commercializzazione del prodotto ha origine nel territorio dichiarato; mentre per i secondi il territorio conferisce al prodotto le sue caratteristiche, peculiari, ma non tutti gli ingredienti del prodotto provengono dal territorio dichiarato. Ad esempio, la Bresaola della Valtellina è prodotto Igp, perché ottenuta da carni di animali che possono non essere stati allevati in Valtellina, pur seguendo i metodi di produzione tradizionali e beneficiando, nel corso della stagionatura, del clima particolarmente favorevole della zona. Un formaggio tipico Dop è tale perché il latte proviene da una zona di allevamento delimitata (conferendo caratteristiche peculiari), i caseifici – che sono dentro la stessa zona – lavorano il prodotto e lo stagionano seguendo procedure che risalgono ad antiche tradizioni, inserite nel Disciplinare di produzione, che deve essere approvato dal Ministero delle Politiche agricole e quindi dalla Commissione europea. 
Da quel momento partono controlli regolari sui produttori da parte di enti di certificazione incaricati dal Ministero stesso (così avviene anche per Igp e Stg, cioè Specialità tradizionali garantite) e scatta anche la vigilanza sulla commercializzazione, affidata ai Consorzi di Tutela. Il Consorzio di Tutela svolge anche attività di promozione e valorizzazione del prodotto. I costi dell’attività di certificazione sono a carico dei produttori, che investono quindi per migliorare la propria professionalità e, soprattutto, per dare ai consumatori un’idea concreta e verificabile di serietà e passione per il proprio lavoro.