Blog VéGé

Tutte le novità del Gruppo VéGé

Piccolo è bello

20-06-2017
viaggi

Alla scoperta di Pistoia, Capitale Italiana della Cultura per il 2017 

Pistoia è quest’anno la Capitale Italiana della Cultura. La nomina sembra essere un riconoscimento all’armonia, alla compostezza, alle dimensioni a misura d’uomo di un agglomerato urbano, sociale, storico e artistico che è riuscito a trovare una sua identità a dispetto della vicinanza e dell’importanza di Firenze, Lucca e Pisa. Meno famosa delle altre belle città della Toscana, non è sicuramente però meno bella e interessante, soprattutto per la sua capacità di far coesistere passato e presente, cultura dotta e cultura popolare. 
La piazza principale, piazza del Duomo, raccoglie, accanto al Palazzo dei Vescovi e al Palazzo del Comune, la Cattedrale di San Zeno, bella chiesa romanica con un loggiato di marmo bianco e verde. A lato il campanile, dalla cui sommità si gode una bella vista. Dall’altro lato della piazza il Battistero, edificato nel ‘300 e dedicato a San Giovanni. Ci spostiamo poco più in là e troviamo piazza della Sala, lo spazio del mercato cittadino, al mattino pieno di bancarelle di frutta, verdura, alimentari. Sul perimetro della piazza caffè, osterie, ristoranti, negozi pronti ad accogliere, soprattutto dal tardo pomeriggio in poi, i pistoiesi e i turisti, che sono però un po’ speciali, perché hanno trovato il tempo di deviare dai flussi più grossi e dalle tappe quasi obbligate di un tour in Toscana e hanno avuto il buon senso o la fortuna di scoprire un cosiddetto centro minore che merita senz’altro di essere conosciuto e apprezzato. 
Ed eccoci all’Ospedale del Ceppo, a poca distanza dal Duomo: non è più da anni una struttura sanitaria e dovrebbe diventare un centro culturale e una sede espositiva. Notevole il fregio di bassorilievi dai colori brillanti di terracotta invetriata dell’epoca e della scuola di Luca della Robbia che orna tutta la facciata dell’edificio. All’interno si trova un altro piccolo gioiello: il Teatro Anatomico, in stile neoclassico, che serviva per illustrare le lezioni della Scuola di Anatomia. Lo si visita facendo il percorso di Pistoia Sotterranea, in pratica si riemerge proprio in questa sala da un camminamento sotto la città. 
Infine, tra le cose assolutamente da non perdere in una visita seppur breve del capoluogo toscano, ecco la nuova e grande Biblioteca civica che sorge fuori dal centro storico, ma ancora molto vicina alla stazione ferroviaria, nell’area dove si sviluppava la Breda, fabbrica di autobus e treni. Questa azienda è stata un pezzo importante della storia cittadina; i suoi capannoni, una volta spostata la produzione fuori città, sono stati recuperati per offrire alla cittadinanza e ai visitatori una serie di spazi fruibili in vario modo. La Biblioteca è disposta su tre piani: il piano terra con la galleria comprende la caffetteria, postazioni multimediali, uno spazio ragazzi colorato e allegro, l’emeroteca. All’ingresso una sorta di mostra permanente racconta in vari cartelloni la storia della Breda e di Pistoia. 

I festival
A Pistoia si tengono ogni anno due festival importanti. A fine maggio “Dialoghi sull’Uomo” riunisce ospiti italiani e internazionali di grande prestigio in forum di conferenze molto interessanti, aperte al pubblico e sempre affollate.
Il “Pistoia Blues” è l’appuntamento ormai tradizionale in piazza Duomo con i nomi più interessanti della scena musicale internazionale: tutta la città a luglio si riempie di suoni e di visitatori.  

A tavola 
A rendere Pistoia
una città vitale
hanno contribuito
anche la sua
ricca gastronomia
e una forte
tradizione
culinaria. Alle
colline coltivate a ulivi, da cui si ricava un
olio lavorato artigianalmente con macine
a pietra, si affiancano i pascoli della vicina montagna dai quali nasce il pecorino a latte crudo a marchio IGP, come a Indicazione geografica protetta è il fagiolo di Sorana,
nella zona di Pescia; i boschi sono il regno di funghi, piccoli frutti e castagne. Tra le ricette più famose vive ancora il “Carcerato”, un piatto inventato nel Medio Evo dai detenuti che mettevano insieme pane e verdure con
le interiora scartate dal vicino macello. E poi
ci sono i maccheroni di pasta fresca al sugo d’anatra, la zuppa di pane alla pistoiese e la famosa pappa al pomodoro, in cui il pane toscano è l’ingrediente principe. Altrettanto povera è la materia prima dei “migliacci”, frittelle di sangue di maiale, e del “biroldo”, un insaccato preparato con le parti meno pregiate e il sangue del maiale, aromatizzati con pinoli e uvetta. I “birignoccoluti” sono confetti dalla superficie bitorzoluta, ancora oggi, come nel Trecento, realizzati con macchine manuali in rame. I “necci”, invece, sono crêpes di farina di castagne ripiene di ricotta, e il “berlingozzo”, la cui origine è dell’epoca dei Medici, un ciambellone del periodo di Carnevale. 
Dal 21 al 25 aprile prossimi si terrà “La Toscana in Bocca”, che coinvolgerà operatori del settore e produttori, con degustazioni guidate, incontri, dibattiti e stand per assaggiare, scegliere e acquistare i prodotti tipici.