L’era del consumo circolare

Pubblicato il 06/12/21
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Capgemini nel suo ultimo rapporto avverte il mondo del retail: sette consumatori su dieci ormai puntano decisamente ad un modello di produzione e vendita capace di recuperare risorse, materia ed energia.

di Andrea Begnini


Le aziende devono adottare modelli di economia circolare per soddisfare le richieste dei consumatori e mitigare i rischi futuri legati alla supply chain. L'ultimo report del Capgemini Research Institute, Circular economy for a sustainable future: How organizations can empower consumers and transition to a circular economy, riporta come, contrariamente al modello lineare 'prendere, produrre, gettare', l'economia circolare sia rigenerativa e miri a separare gradualmente la crescita dal consumo di risorse finite. Per i consumatori questo significa comprare prodotti durevoli, riciclabili o fatti con materiali riciclati, utilizzarli a lungo attraverso manutenzioni e riparazioni efficaci, e minimizzare i rifiuti generati al termine del loro ciclo di vita. Per le aziende significa invece intraprendere azioni come sviluppare prodotti e modelli di business che non producano rifiuti, ridurre l'uso di materie prime e prevedere la restituzione o il recupero di prodotti e imballaggi.


Quasi il 50% dei consumatori è convinto che le organizzazioni di tutti i settori non stiano facendo abbastanza per riciclare, riutilizzare e ridurre i rifiuti, mentre il 67% si aspetta che le organizzazioni siano maggiormente responsabili quando pubblicizzano i prodotti, senza incoraggiarne un consumo eccessivo. Il 44% dei consumatori ha aumentato la propria spesa negli ultimi 12 mesi verso aziende alimentari che si impegnano nel riciclo, nel riutilizzo e nella riduzione dei rifiuti, mentre il 40% lo ha fatto per i prodotti legati alla cura della persona e della casa. I consumatori sono attualmente limitati nelle loro scelte da questioni di praticità, accessibilità e costo. Tre su cinque (60%) citano la mancanza di informazioni sufficienti (come origine, riciclabilità e percentuale di contenuto riciclato) sulle etichette dei prodotti tra i motivi che impediscono loro di intraprendere azioni circolari positive. Il 55% sostiene che i costi elevati siano un ostacolo alla riparazione dei prodotti, mentre più della metà (53%) dichiara di non voler scendere a compromessi sulla comodità.

Attualmente, gli approcci di consumo circolare si concentrano principalmente sulla fase post-utilizzo, con il 58% dei consumatori che dichiara di separare e smaltire i rifiuti alimentari dopo l'uso, ma solo il 41% di comprare cibo con un imballaggio minimo, sottolineando la scarsità di opzioni effettivamente disponibili.


Nonostante gli sforzi normativi per estendere la durata di vita dei prodotti, come l'iniziativa Ue per il cosiddetto “diritto alla riparazione”, anche le imprese devono impegnarsi su questo fronte. Il report identifica alcune azioni cruciali che le imprese dovrebbero adottare per implementare iniziative di economia circolare: seguire i principi del design circolare, ripensare radicalmente i modelli di business, ripensare le catene del valore in modo da “chiudere il cerchio”, favorire l’adozione di pratiche circolari da parte dei consumatori, organizzarsi per sostenere la transizione verso una maggiore circolarità, usare le tecnologie emergenti per promuovere l’economia circolare, collaborare per accelerare i progressi in questo ambito.