Se proprio decidi di lavartene le mani, almeno lavale “a secco”

Pubblicato il 25/10/21
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Attore comico, diplomato presso l'Accademia d'arte Drammatica Paolo Grassi, è noto al grande pubblico per le sue partecipazioni al Maurizio Costanzo Show, Ballarò e Zelig. Si occupa di sostenibilità e neuroscienze. Su @IoSonoVéGé ci racconta alcune cose che ha capito della sostenibilità dell’acqua

di Diego Parassole


L’acqua è il primo simbolo dell’ineguaglianza e di un sistema insostenibile.

Parlando di acqua, non è sufficiente fare come due miei amici che si sentono la coscienza a posto e si vantano di non sprecarne mai: uno non si lava, l’altro va avanti a Barbera (che del resto contiene una discreta dose di acqua). Quella dell’acqua è questione seria, tema complesso, storia tristissima.

Secondo l’ONU, nell’anno di grazia (poca) 2021, il 40% della popolazione mondiale non ha ancora accesso e diritto all’acqua. Significa 4 miliardi di persone che non sanno cosa sia la colpevole abitudine di lasciare il rubinetto aperto per rispondere al telefono (difficile farlo, non avendo né rubinetto né telefono!). Cose di cui noi gente che sguazza, modestamente, è maestra: nel 2018, giusto per fare due numeri, il volume d’acqua utilizzato in Italia era pari a 419 litri a testa*. Se si tolgono i 2 litri al giorno che i medici consigliano di bere, i 5-7 sciacquoni quotidiani (in media) che significano 50-70 litri, e altri 30 immolati lavando i denti tre volte al dì, gli altri 317 litri dove finiscono?

E poi ci sono le storie.

Ne scelgo due.

La prima ha avuto luogo a Ferguson, nel 2015, nelle scuole “povere” come la Mann Elementary e la Patrick Henry Downtown Academy dove, analizzando le fontanelle all’interno degli edifici, scoprirono livelli così pessimi da doverle chiudere. A qualche km invece, in scuole molto più ricche, le fontanelle regalavano, e regalano, acqua fredda e limpida, sostenuta da donazioni di persone e aziende che trovano conveniente firmare fontane come ormai si fa con gli stadi, ma in modo più economico.

Per la seconda serve fare un po’ di strada in più per “incrociare di persona” l’unica acqua possibile per 319 milioni di persone che vivono nell’Africa subsahariana: quella gialla e puzzolente provocatoriamente messa in vendita nei supermercati da “Water of Africa” in bottiglie che sull’etichetta, al posto delle proprietà benefiche, elencano i danni che un solo sorso può portare all’organismo.

Potrei continuare ma c’è un limite ai caratteri di questa riflessione e non sono nemmeno sicuro che questo tempo, il mio per scrivere e il vostro per leggere, sia speso bene.

Faremmo tutti bene a fare altro.

Come fare una passeggiata per casa alla ricerca di rubinetti aperti e altri sprechi.

O una, più audace, tra i vicoli della nostra coscienza. Perché, come cantava Lucrezio: “Cadendo, la goccia scava la pietra, non per la sua forza, ma per la sua costanza”.