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Bollicine di freschezza: la birra

21-04-2020
cucina

La birra è un vero e proprio alimento dalla storia millenaria, prodotto attraverso la fermentazione per lo più di cereali quali orzo e frumento, ma in certe parti del mondo si usano anche le patate.

 

Storia della birra

È probabile che il fenomeno della fermentazione sia stato scoperto casualmente in diverse parti del mondo più o meno nello stesso periodo. La Mesopotamia per esempio fu la terra che per prima vide sorgere la professione del birraio, e la birra in quella società rappresentava una quota della retribuzione dei lavoratori. Nell’antico Egitto la birra era considerata insieme alimento e medicina, e veniva usata anche per scopi religiosi e propiziatori; fin dall’infanzia si abituavano i sudditi dei faraoni a bere questa bevanda, somministrandola addirittura ai bambini durante lo svezzamento. Il Medioevo vide la birra protagonista soprattutto nei monasteri del nord Europa, che operarono un decisivo salto di qualità nella produzione, introducendo alcuni nuovi ingredienti per aromatizzarla, tra i quali il luppolo.

Verso la metà dell’Ottocento, studi specifici sul lievito consentirono la produzione di birra a bassa fermentazione, oggi di gran lunga la più diffusa nel mondo. Il procedimento per produrla si giova di basse temperature di fermentazione, usando impianti tecnologicamente molto avanzati e produttivi. Le birre a bassa fermentazione sono ormai le più bevute a livello globale, ma esiste anche una controtendenza animata da appassionati che vanno ricercando le birre tradizionali prodotte in base ad antiche ricette e tecniche artigianali.

 

La birra più bevuta in Italia

La birra più bevuta in Italia è la birra chiara o lager: i 30 milioni di consumatori italiani di questa bevanda, di cui 12 milioni sono donne, preferiscono una birra trasparente, leggera e poco alcolica. La chiara si afferma anche come la birra italiana più esportata all’estero, apprezzata proprio in paesi a forte tradizione birraia come Stati Uniti e Australia. È probabile che alla base del successo della cosiddetta “bionda” ci siano fattori sociali e culturali: la birra chiara, complici anche oltre cinquanta anni di comunicazione pubblicitaria, è percepita dall’immaginario collettivo degli italiani come la più adatta al proprio stile di vita nonché di maggiore tendenza. La birra chiara risponde alle richieste di consumatori sempre più attenti a una dieta equilibrata e leggera.

Un bicchiere di birra chiara apporta circa 68 kcal, le stesse di un bicchiere di succo d’arancia e meno di un bicchiere di vino. In una società sempre più sensibile ai temi del benessere e della forma fisica, la bassa concentrazione alcolica e calorica della birra chiara e il suo gusto inconfondibile ne fanno la bevanda più adeguata a soddisfare le richieste di consumatori sempre più numerosi.

 

Tipi di birra

  • Lager: ogni birra prodotta a bassa fermentazione è genericamente chiamata lager. Di colore oro pallido, mediamente amara.
  • Ale: identifica birre ad alta fermentazione, di moderato contenuto alcolico e di poca schiuma. Colori e sapori assortiti, sono numerose le sotto tipologie.
  • Birra di puro malto: birra prodotta con malto d’orzo e/o malto di frumento, senza l’aggiunta di altri cereali non maltati.
  • Doppio malto: secondo la legge italiana è una birra con una gradazione non inferiore a 14,5 gradi e con circa 6,5% di alcool sul volume.
  • Pils: questa tipologia trae il nome da Pilsen, la città ceca in cui è nata e nella quale viene tuttora prodotta la famosa Pilsner Urquell. Le pils sono birre a bassa fermentazione, di color oro pallido.
  • Trappiste: vengono tuttora prodotte dai monaci cistercensi dell’ordine dei trappisti in sei abbazie tra Belgio e Olanda. Gradazione robusta, colore che varia dall’oro carico all’ambrato allo scuro.
  • Weizen: birre di frumento tedesche, leggermente asprigne e dotate di una abbondantissima schiuma, con tracce di lievito in sospensione.

 

Foto di 5598375 da Pixabay