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Peperoni: tutti i colori del gusto

11-05-2020
cucina

Dobbiamo ancora una volta ringraziare Cristoforo Colombo e il suo avventuroso viaggio verso quelle che lui pensava essere le Indie se il peperone (così come il pomodoro e la patata) si è diffuso a partire dal 1500 anche in Europa. E sempre a Colombo pare che si debba il nome peperone, poiché il nostro esploratore lo scambiò per un tipo di pepe.

In realtà il peperone è, in qualche modo, anche una spezia: alcune sue varietà essiccate e polverizzate ci danno ad esempio il peperoncino e la paprika (quest’ultima ottenuta miscelando alcune varietà di peperoni dolci che vengono fatti essiccare, polverizzati e poi mescolati alla farina di frumento).

 

Peperone: ricco di vitamina C

Perché il peperone è prima di tutto un meraviglioso frutto figlio del sole (sì, un frutto! Dal punto di vista botanico il peperone è un frutto e non un ortaggio, così come il pomodoro). Anche se è disponibile tutto l’anno sugli scaffali, il periodo ottimale per gustarlo al meglio di sapore e proprietà, è quello che va da maggio/giugno a settembre. Come accade per altri ortaggi, il colore dei peperoni varia a seconda della maturazione: se quelli verdi altro non sono che peperoni di varietà gialla o rossa non ancora arrivati a piena maturazione, quelli gialli sviluppano una polpa tenera e succosa, e quelli rossi sono più croccanti e dolci.

Sono, anche se potrà sembrare strano, i vegetali che contengono in assoluto la maggiore percentuale di vitamina C, più di agrumi e mirtilli; e, se vi piace il piccante, tenete presente che sono proprio queste ultime varietà a contenere più vitamine di quelle dolci. Se avete intenzione di mettervi a dieta i peperoni sono perfetti: ricchi d’acqua, pochissime calorie e, grazie alla presenza di fibre, mangiarli aumenta il senso di sazietà.

 

Peperoni piccanti: dipende dalla capsaicina

Una controindicazione però ce l’hanno: molte persone hanno difficoltà a digerirli. Tutta colpa della capsaicina, che è responsabile della piccantezza ma anche della difficile digeribilità. In realtà le sostanze più indigeste sono contenute nei semi e nella parte bianca interna, e nella buccia: dunque basta eliminarli per risolvere il problema.

Se pulire l’interno dei peperoni è abbastanza semplice, con la buccia bisogna lavorare un po’. I metodi possibili sono diversi: si può abbrustolire la pelle del peperone (intero) sui fornelli (attenzione alle scottature!), poi farlo riposare per un po’ al caldo dentro a un sacchetto di carta (quello del pane va benissimo) così che la formazione di condensa aiuti la spellatura; un altro modo è farlo sbollentare qualche minuto in acqua e aceto, infilarlo in un sacchetto di carta e sbatterlo così da far staccare la buccia (in questo caso bisogna aver giù pulito l’interno); c’è poi chi utilizza il forno tradizionale e chi quello a microonde per raggiungere l’obiettivo.

Se però non soffrite di particolari problemi (il peperone è sconsigliato per chi soffre di ulcere gastriche e acidità di stomaco), il consiglio è di non sbucciarlo, anche perché la quantità di capsaicina è bassa, o addirittura assente, nei peperoni che normalmente finiscono in tavola, cioè quelli dolci.

 

Gli usi del peperone in cucina

Come scegliere i peperoni? Prima di tutto al momento dell’acquisto fate attenzione che abbiano ancora il picciolo attaccato, che la buccia sia tesa e lucida, e di colore brillante, e che la polpa sia ben soda. In frigorifero, nell’apposito cassetto di frutta e verdura, si conservano bene fino a quattro giorni.

Quanto all’uso dei peperoni in cucina, non c’è che l’imbarazzo della scelta: ingrediente indispensabile per piatti come la caponata, sono ottimi anche crudi in insalata o in pinzimonio, ripieni di carne (o riso, o verdure e formaggio), leggeri sulla griglia e un po’ più impegnativi se fritti (in questo caso la varietà migliore è quella dei friarelli o friggitelli), in umido insieme al pollo o al coniglio; e, vista la stagione, una vellutata con i peperoni servita fredda o a temperatura ambiente, è un piatto sano e gustoso.

Se poi siete fra coloro che amano coltivarsi un piccolo orto sul balcone, sappiate che per aumentare il grado di piccantezza del frutto è sufficiente non annaffiare la pianta nei 2-3 giorni precedenti la raccolta.

La ricetta: riso alla giapponese

Tempo di cottura: 40 minuti
Difficoltà **
Costo *
Ingredienti (per 4 persone): 350 g di riso; 80 g di pancetta affumicata; 2 cipolle; 1 carota; 1 costola di sedano; 1 peperone rosso e 1 verde; 2 arance non trattate; un uovo; prezzemolo q.b.; vino bianco; olio, sale e pepe q.b.

Scottate il riso per 5 minuti in acqua bollente salata. Dopodiché scolatelo e trasferitelo in un cestello per la cottura a vapore.
Sistemate quest’ultimo su una pentola con acqua, alla quale avrete aggiunto una carota, una cipolla e una costola di sedano tagliate a dadini, il succo di un’arancia, un bicchiere di vino, qualche grano di pepe e un pizzico di sale. Coprite e cuocete per 15 minuti. Nel frattempo, tritate la cipolla rimasta e fatela appassire in 2 cucchiai d’olio insieme alla pancetta tagliata a dadini. Lasciate rosolare per qualche minuto.
Lavate e mondate i peperoni privandoli dei semi e delle nervature, poi riduceteli a filetti e mettete anche questi nella padella: lasciate cuocere a fuoco vivo per 10 minuti circa. Unite alle verdure anche il riso ormai cotto, e un ciuffo di prezzemolo tritato. Mescolate velocemente, unite 2 scorzette di arancia tritate, l’uovo sbattuto e spruzzate con il succo di mezzo agrume. Cuocete ancora per 2-3 minuti, regolate di sale, pepate e servite subito.

 

 

Foto di Steve Buissinne da Pixabay