Dobbiamo fare di più. O sarà austerity

Pubblicato il 25/08/22
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di Giorgio Santambrogio


“Dal 2 dicembre del 1973 venne imposto il divieto di circolazione nei giorni festivi dei mezzi privati. Per gli spostamenti domenicali i cittadini ripiegarono sul trasporto pubblico, bus turistici e sull'uso della bicicletta. Furono bandite le insegne luminose animate e di grandi dimensioni. Il telegiornale della sera fu definitivamente anticipato alle ore 20:00, orario che conserva tuttora. I cinema chiusero alle 22:00, mentre le trasmissioni televisive della Rai terminavano alle 22:45”.


Dobbiamo tornare al periodo dell'austerity del 1973 - 1974?

Probabilmente no, perché per fortuna la “learning curve” ci dà una mano, ma siamo molto vicini a questo scenario.


La scorsa settimana, dalle pagine de Il Sole24ore, feci una previsione sin troppo facile: un possibile aumento dell’inflazione alimentare come soluzione per evitare il fallimento di centinaia di supermercati, arrivati ormai al collasso per l’aumento dei costi energetici dopo quello delle materie prime. 


Il Presidente di Gruppo VéGé, Giovanni Arena si è quindi appellato al Presidente Mattarella affinché solleciti il Governo dimissionario ad approvare un provvedimento capace di mettere al riparo le imprese dai maggiori incrementi dei costi energetici, almeno da qui a dicembre. Non basta appellarsi agli affari correnti. Non possiamo aspettare il nuovo Governo. La situazione è straordinaria. Servono provvedimenti straordinari. 


Ho sentito il Presidente di Confindustria Carlo Bonomi al TG5 e sul Sole24Ore lanciare un appello al Governo e a tutti i partiti per ascoltare l’allarme delle imprese. Ha parlato di emergenza nazionale.

E ancora, con l’amico Massimiliano Giansanti, Presidente di Confagricoltura, abbiamo ipotizzato un sodalizio di filiera, di tutta la filiera, per affrontare insieme l’emergenza energia: dobbiamo salvare la spesa degli italiani, dobbiamo salvare i posti di lavoro dei nostri collaboratori.


Ancora una volta, senza demagogia ma con intelligenza, l’unione potrebbe essere veramente la nostra forza. Faccio un esempio concreto, perché non imitare i colleghi del retail francese che, già a luglio, hanno firmato un “Protocollo di sobrietà energetica"?


Il codice di comportamento, ovviamente su base volontaria, sarà applicato dal 15 ottobre. Queste le principali azioni: spegnere sempre le insegne luminose alla chiusura del punto vendita; ottimizzare la riduzione della luce con un abbassamento del 50% in assenza del pubblico e del 30% in presenza; rinunciare parzialmente, per quanto possibile, alla climatizzazione durante la notte; limitare la temperatura interna entro i 17 gradi nelle ore di punta.


Chiamiamola come vogliamo: sobrietà energetica o austerity.

Oppure buon senso.

 

Quello che è importante però è che, con il prezzo del gas a 270 euro/MWh che porta il prezzo dell’elettricità a superare i 605 euro/MWh, si attuino subito interventi drastici: tetto al prezzo del gas che non è più un'opzione, l'incremento del credito d’imposta per tutte le imprese (anche per le imprese del Retail #retail, erroneamente poste tra le non energivore), meno burocrazia per accelerare e incentivare l’installazione di energie rinnovabili, lo studio serio di un vero piano di ridefinizione fiscale sugli extra profitti delle utilities (+700% l'utile rettificato di ENI nel primo semestre vs. 2021) a beneficio delle imprese e dei cittadini.


Non c’è più tempo.