Il matrimonio dell’estate

Pubblicato il 23/08/21
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SEMBRA UNA CREAZIONE DEGLI ANNI SESSANTA, MA È UN ABBINAMENTO CHE HA PIÙ DI 1500 ANNI DI STORIA.

di Giulia Mochi


Una componente dolce e una salata nel pieno rispetto della tradizione. Una tradizione che fa risalire già al tempo dei Romani questo insolito sposalizio del gusto e della freschezza. A proporlo fu il medico personale dell’imperatore Marco Aurelio, quel Galeno che vedeva nel calore del corpo umano il fuoco interno che ci tiene in vita. Un’energia che va tenuta accesa e non sopita immettendo nel corpo troppi cibi freddi e umidi. Considerando che la dieta degli antichi Romani era ricca prevalentemente di cereali, latticini, verdura e di frutti come il melone estivo, ecco che per tenere il fuoco dentro acceso occorreva affiancargli un cibo come il prosciutto crudo di cui i Romani andavano comunque ghiotti.

Di certo, dopo l’epoca romana di questo piatto non si sa più molto, sparisce dai radar dei grandi banchetti rinascimentali per poi ricomparire nel celebre libro La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi, la cui prima edizione risale al 1891. All’interno di un menu dedicato all’agosto, Artusi propone “Popone col prosciutto e vino generoso”. Dopo questo passaggio, la ricetta torna nell’oblio ricomparendo di nuovo negli anni Sessanta imponendosi definitivamente nella cucina tradizionale italiana.